Io compagna d'agili pesci e d'alghe - ebbi vita nel grembo delle libere onde.
[M. Guidacci]

La laguna di San Teodoro si allunga in senso Nord sud parallelamente alla costa orientale nel tratto compreso tra punta Sabbatino e la parte Nord di Lu Rattali. È delimitata sul lato est dalla spiaggia di La Cinta; sul lato Ovest dalla Statale 125. Misura lungo l'asse maggiore Km. 3,520; la larghezze massima è di Km. 1,350. Ha una profondità media di m. 0,70 e massima di 2,50. La superficie dello specchio d'acqua è di Kmq 2.30
Il bacino imbrifero sotteso è di 60 Kmq. circa ed è quello del Montinieddu e dei colli vicini. In particolare vi si versano ad Ovest le acque del rio Filicaglji, a Sud quelle del rio San Teodoro, il più notevole per portata d'acqua e consistenza. Seguono alcuni rigagnoli e torrentelli stagionali che si immettono nel lato di nord ovest.

Lo Stagno di San Teodoro è un biotipo di elevato interesse ecologico, presenta varie qualità di habitat per la vita di molte specie animali appartenenti alla fauna ittica e a quella terrestre.
La laguna di San Teodoro è inserita nell'elenco delle zone speciali ci conservazione dei siti di importanza comunitaria. Per zona speciale di conservazione si intende un sito di importanza comunitaria designato dagli Stati membri mediante un atto regolamentare, amministrativo e/o contrattuale, in cui sono applicate le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è stato designato, e che implicano all'occorrenza appropriati piani di gestione specifici o integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali e delle specie, presenti nel sito.

Dalle acque lungo la riva occidentale emergono alcune formazioni granitiche, rifugio abituale di numerosi uccelli acquatici. Il bacino può idealmente dividersi in due parti: la parte a Nord, avanstagno della superficie di circa 35 ettari, comunicante con il mare attraverso la foce di nord est, Foca Manna; qui si trovano la pescaia e gli altri impianti produttivi, molto attivi fino agli anni sessanta, ma oggi cadenti e in disuso; l'altra parte, quella retrostante, più ampia, di eccezionale pregio ambientale, costituisce lo stagno vero e proprio.
Notevoli gli aspetti botanici, sia lungo la riva destra sia lungo la riva sinistra dello stagno, dove sono presenti e ben rappresentati gli esemplari tipici della macchia mediterranea: lentischi, mirti, pungitopo, olivastri, ginepri, tappeti di salicornia, giunchi, rosmarini, sabine. La fauna ittica presenta i cefali, le spigole, le anguille, gli sparlotti, i mitili, i gamberetti, le mormore e le sogliole.

Altro aspetto straordinario di questo importante bacino costiero è quello geologico: la Gallura è il regno del granito e proprio il granito, sotto forma di grandi scogli levigati e dalle forme fantastiche emerge dalle acque sonnolente della laguna dando vita a un paesaggio veramente unico.
Questi isolotti granitici, formatisi in era paleozoica e appartenenti al Plutone Granitico di Gallura, plasmati dai venti e dalle piogge, sono il ricovero prediletto di numerose specie di uccelli che popolano le acque lagunari. La ricchezza dello stagno e dalle attigue pertinenze palustri è rappresentata dall'avifauna. Ricordiamo fra tutte le popolose colonie di fenicotteri rosa. vi soggiornano gli aironi cenerini, le pavoncelle, le anatidi di vario tipo, il martin pescatore, le gallinelle d'acqua, gli aironi rossi, le pettegole, i fratini, i falchi di palude, ecc.

La Cinta
La zona della Cinta è caratterizzata da una successione di promontori rocciosi e da insenature di quota bassa e sabbiosa dove dominano processi deposizionali legati alla dinamica litorale di spiaggia, con cordoni litorali ad arco e formazioni di stagni costoere o lagune di varia grandezza. Associati a queste coste sabbiose appaiono depositi elolici che hanno dune ben strutturate e stabilizzate dalla vegetazione alofila e dalla pedogenesi.

Il Rio San Teodoro è responsabile dei depositi salmastri e lagunari di La Canna sui quali poggia il cordone sabbioso della spiaggia di La Cinta. Quest'area si considera come esempio di costa in avanzamento, prima con riempimento di materiale alluvionale, mentre cordoni sabbiosi provenienti da nord e da sud, isolano un braccio di mare. Questo si produce di maniera successiva fino alla completa formazione della spiaggia, che ha provocato una rettificazione della linea di costa tra Punta Sabbatino e San Teodoro. Il materiale che caratterizza questa spiaggia è costituito da sabbie bianche finissime, come conseguenza dei depositi alluvionali e dei sedimenti marini, molto elaborati dall'energia fluviale e dal moto ondoso.


Le altre spiagge
L'Isuledda
Cala d'Ambra
Coda Cavallo
Cala Suaraccia o delle Farfalle
La Pipara
Salinedda
Salina bamba
Cala Brandinchi
Lu Impostu
Puntaldia
Cala Girgolu

I Giardini di Punta Molara o della macchia mediterranea
Sulla costa di Montipitrosu, nei pressi di capo Coda Cavallo, una porzione di macchia mediterranea di oltre 50 ettari è stata destinata dal Comune di San Teodoro a giardino didattico. Denominata "i giardini della macchia mediterranea" vi allignano le specie botaniche più caratteristiche della macchia come il cisto di Montpellier, il lentisco, i corbezzoli, gli asfodeli, la lavanda e le orchidee. E ancora il mirto, la filirea, l'olivastro.
All'interno di quest'area comunale è stato segnato un sentiero circolare seguendo il quale è possibile apprezzare esempi di rocce granitiche dalle forme suggestive e singolari, come quella del drago abilmente erosa da agenti esogeni fino a farne una base dalla quale si diparte un lungo braccio variamente tafonato e articolato. Si apprezzano dei bellissimi punti panoramici che si affacciano sul parco e consentono di vedere Coda Cavallo, l'isola di Tavolara e Molara.

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