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Lunghezza: 13,5 km (misurati dal bivio di Budditòglju),
17 km con l'ascesa alla vedetta
Dislivello: 458 metri
Pendenza media dei primi 6 Km: 7%
Pendenza massima: 20%
Terreno: sterrato al 90%, cemento al 5%, asfalto al
5%
Il Monte Nieddu è un'area tutelata dalla legge
regionale n.31 del 1989 e ricade nei territori comunali di
San Teodoro e Padru. Dal punto di vista didattico-culturale
gli elementi che lo contraddistinguono sono lo scenario circostante,
valore come biotopo e valore paesaggistico. È un'estesa
catena granitica, con punta massima di 970 m. sul livello
del mare a Punta Maggiore. Alla base di questa catena
si notano le rocce granitiche e i filoni di quarzo aventi
un alto valore paesaggistico.
Il granito si presenta molto degradato dagli agenti atmosferici
portando a vere e proprie creazioni di opere d'arte naturali.
La
sua particolare frantumazione ha dato origine a forme ruderali
di tor, blocchi di granito accatastati, resti di intensa erosione,
di tafoni, incavi che gli agenti esogeni hanno scolpito all'interno
dal basso verso l'alto e di sculture alveolari con piccoli
fori, spesso ravvicinati che si estendono sul masso come un
ricamo. La vegetazione, se pur rada e in fase di rimboschimento,
è singolare e fa parte della classe querceta ilicis.
Tra la flora si nota la presenza del pinus pinaster aiton
e del quercus suber.
Tutta la zona del Monte Nieddu si presenta di notevole interesse
per gli appassionati del trekking e della mountain bike.
Cerchiamo di capire come arrivare sul Monte Nieddu in bicletta
seguendo i consigli di Albano Marcarini (Tutto Mountain
Bike 2001)
Se si parte da San Teodoro, si può fare un buon riscaldamento
lungo la statale 125 in direzione Nuoro (la strada è
trafficata e non ha banchine laterali). Dopo 4,5 Km, giunti
in località Buddittòglju, si lascia la
statale e si piega a destra per via Aresula. Superate le poche
case del villaggio, si piega a sinistra (via Lu Carrulu Ecchiu)
per passare sotto alla superstrada per Nuoro e affacciarsi
all'imbocco della vallata che si spinge fino alle falde del
monte. Presso il ponte si trova una fontana: è l'ultima
possibilità di fornirsi d'acqua.
Ne
si prosegue nella valle in leggera ascesa (5%). La vegetazione
non è di conforto, la bassa macchia non fa ombra e
spesso lascia il posto al granito rosato. In compenso si è
soli nella natura, assieme al falo che nei suoi volteggi lievi
sembra irridere noi, impiantati al suolo, a vincere la legge
di gravità. C'è un'altra fontanella, ma non
sempre getta acqua, poi si scorge un vero "muro".
Sono i cinque tornanti (alcuni in cemento) che a 329 metri
d'altezza vincono un arcigno diaframma di roccia. Alcuni tratti
arrivano al 20% di pendenza.
Scollinando si passa un cancello e, dopo circa 1,5 Km si arriva
a un bivio che entra nella parte superiore della valle, la
più remota e selvaggia. Entrambe le direzioni sono
invitanti. quella di destra percorre un ruvido vallone e con
altri tornanti guadagna la vedetta della Forestale. vale per
il panorama che si gode fino a Olbia con le altre isolette
che le fanno da satelliti. Bisogna però salire altri
300 metri in meno di 2 km.
Stando a sinistra, invece, si scende, ma di poco. Si rasenta
la caserma forestale di Pitriscioni e si prosegue fino
in vetta, ma il fondo sassoso risulta ben presto impraticabile
anche ai migliori pedalaltori. Conviene allora tenere a sinistra
(la diramazione si trova circa un chilometro dopo Pitrisconi
a quota 394m) lungo la "gippabile" che aggira un
dosso erboso, insospettabilmente cosparso di pozze e laghetti,
e si lancia in una forsennata discesa nella forra più
profonda. La strada è obbligata, occorre anche superare
un canello chiuso e proseguire in sempre più ampie
radure, sul versante opposto della valle percorsa all'andata.
C'è ancora un accenno di salita che culmina con un
bivio. A destra si approda veloci a Buddittoglju e alla strada
del ritorno a San Teodoro.
Albano
Marcarini
Da www.tuttomtb.it
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