Inutili - i venti -
a un cuore ormai in porto -
non serve la bussola - non serve la mappa
- remare nell'Eden
il mare !

[E. Dickinson]

Il territorio teodorino, che occupa il settore sud orientale della Gallura, rappresenta oggi una delle realtà turistiche più forti e dinamiche della Sardegna.
A questo successo hanno contribuito la bellezza e ricchezza del paesaggio, la favorevole posizione geografica prossima agli scali portuali e aeroportuali di Olbia, la mitezza e salubrità del clima, ma anche la civiltà di una popolazione pacifica, ordinata e aperta che, nata contadina, ha saputo cogliere le nuove opportunità offerte dal turismo dimostrando intelligenza, sensibilità ed anche notevoli capacità imprenditoriali.

Si è detto della bellezza del paesaggio che rappresenta, indubbiamente, una delle grandi attrattive della località non solo per quanto attiene alla fascia a mare, certamente fra le più suggestive dell'isola, ma anche per il fascino discreto della campagna, punteggiata di vecchi stazzi e di ridenti borgatine, protetta dalla chiostra di colline selvagge e poi, a sud ovest, dall'imponente massiccio granitico di Monte Nieddu.
La costa Teodorina, che si affaccia per intero sul mare incantato del parco di Tavolara - Punta Codacavallo, presenta un litorale vario e ineguale il quale, partendo da Punta l'Aldia Bianca, a nord, raggiunge a sud le prossimità di Ottiolu.
Piccole cale solitarie e profondi anfratti selvaggi si alternano senza fine a promontori rocciosi ricoperti da una fitta e profumatissima macchia mediterranea, per poi stemperarsi, dopo Capo Sabbatico, nello sconfinato arco bianco della "Cinta", la spiaggia più vasta, più frequentata e amata di tutto il territorio.
Dopo la Cinta la linea di costa si fa più dolce e più tranquilla: al paesaggio tormentato e fantastico dei graniti tafonati di Gallura, succede quello degli scisti, ed ora il mare, meno aggressivo, disegna piccoli capi e insenature, lambisce le sabbie candide e incantate di "L'Isuledda", supera il seno raccolto di "Li Marini", e poi giù giù, fino alle scogliere brune e dentate di "Li corri di li bècchi", ormai ai confini del territorio comunale.
E lungo la costa, là dove il suolo si avvalla, l'azione incessante dei torrenti e del mare ha costruito nei millenni una teoria di piccoli stagni e paludi, habitat ideale per numerose specie d'avifauna palustre, e un tempo, importanti riserve di pesca.
Quasi al centro del territorio, separato dal mare dell'esile istmo della Cinta, sorge lo stagno lagunare di San Teodoro, il più vasto e importante sia per gli aspetti idrogeologici e ambientali sia per l'eccezionale valenza paesaggistica e le notevoli potenzialità economiche.
La laguna di San Teodoro ospita numerosi uccelli acquatici: anatre, aironi, garzette, marangoni, folaghe, gallinelle d'acqua, avocette, sterne, gabbiani, fenicotteri, rosa, i più amati dai turisti che si soffermano ammirati lungo le sponde per osservarli negli eleganti movimenti e nei lunghi volteggi.

San Teodoro è oggi anzitutto mare: è il mare che ha determinato il successo turistico e lo sviluppo economico di questo che fino agli anni settanta era uno dei tanti centri rurali della Sardegna trasformandolo in un Comune attivo, con uno standard di vita che in Sardegna trova pochi rivali, dove è piacevole non solo trascorrere la vacanza ma viverci stabilmente.
Località come l'Aldia Bianca, Cala Ghjlgolu, Punta Molara, Capo Codacavallo, Punt' Aldia, Cala d'Ambra, Liscia 'Eldi, ecc. sono ormai note ben oltre i confini nazionali.
Ma San Teodoro è anche campagna.
La piana e i campi d'Oviddè sono tra le pianure più estese della Gallura. Particolarmente bella la fascia collinare immersa nel verde argenteo degli olivi e della macchia selvatica, che chiude la piana quasi a semicerchio, da Nord a Sud fino a lambire il mare.
E poi ai limiti del versante sud occidentale c'è il Monte Niéddu. Montagna selvaggia, indocile, solcata da valli profonde e solitarie su cui torrenti in piena nel periodo invernale hanno scavato i graniti creando piccoli laghi e pittoresche cascate, Monte Niéddu è un'ambiente di rara bellezza.
Aspro e tormentato, racchiude un fascino antico che parla ancora non solo al cuore dei teodorini ma anche a quello dei tanti ospiti che lo visitano.
È questo l'habitat del cinghiale, della volpe, della martora, del gatto selvatico, dell'aquila reale e di altre molte specie di fauna selvatica.
Ma la montagna è interessante anche sotto l'aspetto della flora, un tempo veramente eccezionale e poi quasi annientata dagli incendi e oggi in via di ricostruzione grazie anche al lavoro della Forestale.

Salvatore Brandano
Pres. I.Ci.Mar

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