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Sabbie
di quarzo e alte dune dorate, massi di granito rosa modellati
da salsedine e dal vento. I quasi duemila chilometri di costa
sarda sono lambiti da un mare trasparente, verde smeraldo
o blu indaco. Lunghi tratti di costa sono ancora incontaminati
e hanno conservato intatta la loro bellezza, come la costa
della Baronia con uno sviluppo di oltre cento chilometri tra
San Teodoro (che segna il confine ideale con la Gallura) e
Orosei, con paesaggi molto vari. Le più frequentate
sono le spiagge, lineari o a mezza luna, caratterizzate dal
candore della sabbia sottilissima, come quella di San Teodoro
Borgo di antica origine, San Teodoro è un gradevole
paese disposto in pianura, a poche centinaia di metri dalla
costa. Deve alla collocazione nella piana alluvionale del
rio omonimo una naturale vocazione agro-pastorale, e a un
diversificato patrimonio naturalistico-ambientale la crescente
affermazione in campo turistico. Interessante lo stagno, pescoso
e importante per gli ambienti lagunari della costa orientale
sarda come sede di una fauna ornitologica ricca e rara.
Notevole a E di San Teodoro la spiaggia di Cala d'Ambra,
e a SE quella di Isuledda, tra olivi e frutteti riquadrati
da muretti a secco. San Teodoro possiede 18 spiagge: le più
note e frequentate sono La Cinta, tre chilometri di
sabbia sottilissima tra lo stagno di San Teodoro e il mare;
la spiaggia è delimitata da dune su cui sono cresciuti
ginepri secolari e la cala Lu Impostu, sulla costa
settentrionale di Capo Punta Aldia, spiaggia dal cordone
di sabbia bianca che separa lo stagno dal mare; tra le dune
crescono il giglio selvatico, il cardo marino e il ginepro
fenicio; poi Cala Brandinchi, verso il bellissimo promontorio
del Capo Coda Cavallo. Da questo si ammira un panorama
eccezionale sulle isole di Tavolara e Molara.
L'itinerario
consigliato da Albano
Marcarini e proposto da "Mare e dintorni" è
a piedi con partenza e arrivo nello stagno di San Teodoro.
Il tempo di percorrenza è di due ore e non c'è
nessun dislivello. Il percorso è lineare e sabbioso.
L'itinerario segue tutto il cordone sabbioso della Cinta che
chiude verso il Tirreno questo ambiente affascinante.
La profondità delle acque è bassa e poco salmastra;
si procede su esemplari di ginepro fenicio, di pino domestico,
cespugli di salicornia e sottobosco di palma nana.
Il cordone sabbioso che ci separa dal mare si modella in
lunghe formazioni dunose dove allignano specie pioniere o
altre piante già radicate come i rosmarini, i cisti
e i lentischi. Verso la sommità della Cinta il diaframma
si allarga lasciando spazio al lento ondeggiare delle dune.
Il sentiero raggiunge la zona dei lavorieri, gli impianti
di pesca dove la cattura avviene assecondando la naturale
tendenza dei pesci a rifugiarsi, in alcune particolari fasi
della loro esistenza, negli stagni d'acqua salmastra.
Delle tre bocche che permettavano la comunicazione con il
mare resta viva solo quella più settentrionale, "La
foca manna": la si raggiunge circoscrivendo la parte
terminale della Cinta. Da qui inizia il ritorno lungo la battigia;
al suo termine si ritorva il parcheggio da cui parte l'itinerario.
Il territorio dove si trova San Teodoro è suddivisibile
in varie parti: una prima è quella tra la zona interna
montuosa e la zona costiera, la seconda tra le zone settentrionale,
centrale e meridionale.
Noi abbiamo visitato la parte settentrionale, dominata dal
massiccio del Monte Nieddu, che con la Punta Maggiore
raggiunge i m 971, all'estremità del complesso granitico
dei Monti di Alà, da dove inizia l'unica vera
catena montuosa della Sardegna, che scende trasversalemente
fino all'Alto Oristanese formando una forma di divisione tra
il Nord e il Sud.
Questa è una subregione fra le più aspre e isolate
dell'isola, di affascinante interesse. Vi si trovano ancora
grandi leccete e sugherete e macchie capaci di ospitare mammiferi
e rapaci.
Un territorio per compiere un sereno soggiorno o per incantevoli
e sorprendenti visite
D.Sanna
Altre info: www.vasentiero.it
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