La sultana (luna) osserva, il mare infrange laggiù e con fili d'argento ricama gli scogli….
[V. Hugo]

Sabbie di quarzo e alte dune dorate, massi di granito rosa modellati da salsedine e dal vento. I quasi duemila chilometri di costa sarda sono lambiti da un mare trasparente, verde smeraldo o blu indaco. Lunghi tratti di costa sono ancora incontaminati e hanno conservato intatta la loro bellezza, come la costa della Baronia con uno sviluppo di oltre cento chilometri tra San Teodoro (che segna il confine ideale con la Gallura) e Orosei, con paesaggi molto vari. Le più frequentate sono le spiagge, lineari o a mezza luna, caratterizzate dal candore della sabbia sottilissima, come quella di San Teodoro……
Borgo di antica origine, San Teodoro è un gradevole paese disposto in pianura, a poche centinaia di metri dalla costa. Deve alla collocazione nella piana alluvionale del rio omonimo una naturale vocazione agro-pastorale, e a un diversificato patrimonio naturalistico-ambientale la crescente affermazione in campo turistico. Interessante lo stagno, pescoso e importante per gli ambienti lagunari della costa orientale sarda come sede di una fauna ornitologica ricca e rara.
Notevole a E di San Teodoro la spiaggia di Cala d'Ambra, e a SE quella di Isuledda, tra olivi e frutteti riquadrati da muretti a secco. San Teodoro possiede 18 spiagge: le più note e frequentate sono La Cinta, tre chilometri di sabbia sottilissima tra lo stagno di San Teodoro e il mare; la spiaggia è delimitata da dune su cui sono cresciuti ginepri secolari e la cala Lu Impostu, sulla costa settentrionale di Capo Punta Aldia, spiaggia dal cordone di sabbia bianca che separa lo stagno dal mare; tra le dune crescono il giglio selvatico, il cardo marino e il ginepro fenicio; poi Cala Brandinchi, verso il bellissimo promontorio del Capo Coda Cavallo. Da questo si ammira un panorama eccezionale sulle isole di Tavolara e Molara.

L'itinerario consigliato da Albano Marcarini e proposto da "Mare e dintorni" è a piedi con partenza e arrivo nello stagno di San Teodoro. Il tempo di percorrenza è di due ore e non c'è nessun dislivello. Il percorso è lineare e sabbioso.
L'itinerario segue tutto il cordone sabbioso della Cinta che chiude verso il Tirreno questo ambiente affascinante.
La profondità delle acque è bassa e poco salmastra; si procede su esemplari di ginepro fenicio, di pino domestico, cespugli di salicornia e sottobosco di palma nana.

Il cordone sabbioso che ci separa dal mare si modella in lunghe formazioni dunose dove allignano specie pioniere o altre piante già radicate come i rosmarini, i cisti e i lentischi. Verso la sommità della Cinta il diaframma si allarga lasciando spazio al lento ondeggiare delle dune. Il sentiero raggiunge la zona dei lavorieri, gli impianti di pesca dove la cattura avviene assecondando la naturale tendenza dei pesci a rifugiarsi, in alcune particolari fasi della loro esistenza, negli stagni d'acqua salmastra.
Delle tre bocche che permettavano la comunicazione con il mare resta viva solo quella più settentrionale, "La foca manna": la si raggiunge circoscrivendo la parte terminale della Cinta. Da qui inizia il ritorno lungo la battigia; al suo termine si ritorva il parcheggio da cui parte l'itinerario.
Il territorio dove si trova San Teodoro è suddivisibile in varie parti: una prima è quella tra la zona interna montuosa e la zona costiera, la seconda tra le zone settentrionale, centrale e meridionale.
Noi abbiamo visitato la parte settentrionale, dominata dal massiccio del Monte Nieddu, che con la Punta Maggiore raggiunge i m 971, all'estremità del complesso granitico dei Monti di Alà, da dove inizia l'unica vera catena montuosa della Sardegna, che scende trasversalemente fino all'Alto Oristanese formando una forma di divisione tra il Nord e il Sud.
Questa è una subregione fra le più aspre e isolate dell'isola, di affascinante interesse. Vi si trovano ancora grandi leccete e sugherete e macchie capaci di ospitare mammiferi e rapaci.
Un territorio per compiere un sereno soggiorno o per incantevoli e sorprendenti visite…

D.Sanna

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